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Cuore di merluzzo

Stagione: Estate, Primavera

CUORE DI MERLUZZO

 

Quando parliamo di merluzzo, il riferimento commerciale più classico è il merluzzo nordico, cioè il cod. Nelle denominazioni commerciali europee e italiane, per Gadus morhua compaiono infatti “merluzzo nordico”, “baccalà” e “stoccafisso” a seconda della lavorazione.

Dal punto di vista nutrizionale, il merluzzo è interessante soprattutto perché è un pesce magro ma non banale: i dati europei sul cod crudo riportano circa 17,4–17,5 g di proteine per 100 g, un contenuto di grassi intorno a 1 g per 100 g, una quota di omega-3 intorno a 0,53 g/100 g e circa 15,4 µg di selenio/100 g. In pratica, è una scelta sensata quando cerchi un pesce che dia struttura proteica al pasto senza risultare pesante, ma che allo stesso tempo non sia completamente privo di grassi buoni.

Il punto davvero utile da sapere è questo: il merluzzo funziona bene in una dieta quotidiana perché è semplice da leggere sul piano nutrizionale. Non è il pesce su cui punteresti per cercare i livelli più alti di omega-3 tipici di sgombro o sardine, ma è una specie che ha senso quando vuoi proteine, leggerezza e una quota comunque presente di omega-3, dentro una spesa più varia e meno ripetitiva.

Proprietà nutrizionali

Il merluzzo apporta soprattutto proteine, con un contenuto di grassi contenuto, ed è interessante per la presenza di omega-3 e selenio. In chiave pratica, questo vuol dire che può stare bene in una dieta che cerca un pesce nutriente ma leggero, più utile di quanto sembri quando si vuole costruire un pasto equilibrato senza ricorrere sempre alle stesse specie.

Allergeni

Il merluzzo appartiene alla categoria pesce. In caso di allergia al pesce, il prodotto è da evitare. Il Ministero della Salute ricorda che i prodotti ittici sono tra gli allergeni alimentari più rilevanti nell’età adulta.

Sostenibilità alimentare

Dal punto di vista della sostenibilità alimentare, il merluzzo ha senso quando viene inserito dentro una dieta varia e non monotona. Le linee guida italiane raccomandano di mangiare pesce almeno 2–3 volte a settimana: il valore non sta nel fissarsi su una sola specie, ma nel costruire una rotazione sensata tra pesci diversi.

Conservazione del prodotto

Il merluzzo va tenuto ben refrigerato, idealmente sotto i 5 °C, e non va lasciato a temperatura ambiente troppo a lungo. EFSA raccomanda di refrigerare rapidamente gli alimenti deperibili e di non lasciarli fuori dal freddo per più di 2 ore.

FAQ utili

Merluzzo e baccalà sono la stessa cosa?

Dipende dalla lavorazione. Per Gadus morhua, le denominazioni commerciali riportano merluzzo nordico per il prodotto fresco o congelato, baccalà per quello salato e stoccafisso per quello essiccato. La specie di partenza può quindi essere la stessa, ma cambia il trattamento.

Il merluzzo è un pesce magro?

Sì. I dati europei sul merluzzo crudo riportano circa 1 g di grassi per 100 g, a fronte di circa 17,4–17,5 g di proteine. Per questo viene considerato un pesce piuttosto magro.

Il merluzzo si può mangiare in gravidanza?

In generale sì, se ben cotto. Le indicazioni italiane raccomandano in gravidanza di evitare pesce crudo o poco cotto e di mantenere varietà nelle specie consumate, prestando maggiore attenzione soprattutto ai pesci di taglia grande.

Da che età un bambino può mangiare il merluzzo?

L’alimentazione complementare inizia in genere intorno ai 6 mesi. Da quel momento anche il pesce può essere introdotto, sempre ben cotto, in consistenza adatta all’età e con attenzione alle eventuali spine.

Come si conserva correttamente il merluzzo?

Va tenuto in frigorifero sotto i 5 °C e consumato rapidamente. Se resta fuori dal frigo troppo a lungo, aumenta il rischio microbiologico: EFSA raccomanda di non lasciare i deperibili a temperatura ambiente per più di 2 ore.

Perché si chiama anche “merluzzo nordico”?

Perché nelle denominazioni commerciali italiane la specie Gadus morhua è indicata proprio come merluzzo nordico, per distinguerla da altre specie affini o da denominazioni tradizionali come baccalà e stoccafisso.

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